Cento anni fa moriva Ernesto Teodoro Moneta


Ricorre oggi il centenario della morte di Ernesto Teodoro Moneta scomparso a Milano il 10 febbraio del 1918, all’età di 84 anni.
Patriota risorgimentale e seguace di Garibaldi, Teodoro Moneta, assunse nel 1867 la direzione de Il Secolo, trasformandolo in breve tempo nel quotidiano, di orientamento radicale, più diffuso e autorevole del capoluogo lombardo.
Dopo aver passato il testimone a Carlo Romussi, nel 1895, fu costretto a riprendere la direzione de Il Secolo, a seguito della repressione nel sangue dei moti milanesi del maggio del 1898 per opera di Bava Beccaris, che aveva arrestato e mandato sotto processo i direttori e i redattori dei quotidiani lombardi radicali, repubblicani, socialisti e cattolici, accusati di essere stati gli istigatori e gli organizzatori di una insurrezione popolare, che in realtà non c’era mai stata.
Furono arrestati e condannati a lunghi anni di reclusione Filippo Turati, Anna Kuliscioff, Carlo Romussi, Gustavo Chiesi (direttore de l’Italia del Popolo) e Don Davide Albertario (direttore de l’Osservatore Cattolico).
Tra i fondatori dell’Associazione Lombarda dei Giornalisti, Teodoro Moneta ne guidò la delegazione che partecipava al congresso internazionale delle Associazioni giornalistiche, che si svolse a Roma, l’anno successivo, nell’aprile del 1899.
Per protesta contro le condanne dei colleghi l’assemblea della Lombarda aveva eletto come delegati anche i giornalisti incarcerati. Nelle assise internazionali di Roma Teodoro Moneta parlò a nome dei colleghi assenti e in prigione e in difesa della libertà di stampa, riscuotendo il consenso e il lungo plauso di tutti i rappresentanti della stampa internazionale convenuti nella capitale.
Nel 1907 sarà insignito del Premio Nobel per la pace, al cui perseguimento aveva dedicato buona parte della sua vita.
Quando nel gennaio del 1898 aveva fondato il periodico La Vita Internazionale ne aveva così delineato il programma editoriale: “Convinti che la pace è un bisogno dei popoli, combatteremo strenuamente coloro che tra nazione e nazione seminano odio per malanno e per vile speculazione”.